lunedì 28 marzo 2016

Omelia della notte di Pasqua




omelia della veglia di Pasqua 2016

Non è qui, è risorto!
È questo l’annuncio di Pasqua, l’annuncio gioioso di questa notte!
Un annuncio sorprendente, che spiazza, perché la gioia dovrebbe essere data da un incontro… ed invece sembra che sia data da una assenza… come è possibile?

Alla fine della notte, al mattino presto ci sono delle donne… pellegrine.
Le donne che hanno tanto amato Gesù e che desiderano recarsi al sepolcro per le ultime devozioni verso chi le ha rigenerate ad altra vita, da chi le ha amate e che ora non c’è più. Per loro non c’è più, ma non perché lo credono risorto, ma perché lo sanno morto.
Vanno al sepolcro per imbalsamarlo con preziosi aromi… per imbalsamare, conservare un corpo, per custodire un passato, al quale devono tanto, ma un passato che non c’è più.
Una sola preoccupazione, nel pellegrinaggio di queste donne. L’Evangelista Marco, nel vangelo che proclameremo nelle diverse lingue, ce lo riferisce: “chi ci rotolerà via la pietra del sepolcro?” come per dire, come potremo riappropriarci del “corpo” di quelle esperienze? La pietra del tempo e della morte pone un limite, una separazione. Eppure al termine del loro pellegrinaggio mattutino trovano la pietra, il loro ostacolo più grande, rotolata via… ma il sepolcro è vuoto.

Alla fine della notte, al mattino presto ci siamo anche noi, oggi….
Anche noi pellegrini.
Pellegrini alla ricerca di chi ha cambiato la nostra vita, o di chi vorremmo che la cambiasse, il cui volto, la cui fisionomia è a noi ben chiara… spesso abbiamo in mente cosa o chi apporterebbe la nostra salvezza, la sua propria fisionomia… “se nella mia vita avessi questo, incontrassi una persona, una comunità, una situazione che…. Allora sì che sarei felice” oppure a volte ci diciamo : “so bene dove voglio arrivare”… abbiamo bene in mente il programma del nostro pellegrinaggio, le nostre tappe già ben programmate per i prossimi anni…  con il rischio di trovare deluse le nostre aspettative.

Alla fine della notte, al mattino presto, oggi… anche noi pellegrini dopo un tempo quaresimale che ci ha fatto percorrere giorni di preparazione, giorni di “conversione” a Dio, conversione più o meno riuscita.

Alla fine della notte, al mattino presto, oggi… anche noi pellegrini, attraverso la storia della Salvezza che le letture appena ascoltate ci hanno fatto ripercorrere…
Ma dopo tutto questo cammino… arriviamo davanti ad un sepolcro vuoto.
Quale, allora, la buona notizia di questa notte?

Alla fine della notte, al mattino presto la buona notizia è che il Cristo, Colui tanto amato, tanto desiderato, tanto atteso, NON  È  QUI…. non abita una sola esperienza, una sola situazione, un solo luogo… un sepolcro ben delimitato, circoscritto, che, anche se nuovo, è sempre un sepolcro, luogo dove ciò che è custodito è destinato ad imputridire. Non è qui, perché si è fatto pellegrino per noi… con noi.
Questa la buona notizia della risurrezione che ci raggiunge!
È Lui, Dio, il vero pellegrino alla ricerca della sua creatura amata, Lui il vero pellegrino-buon pastore, che non si lascia trovare definitivamente in nessun luogo, perché impegnato a trovarci in tutti i luoghi del nostro vagabondare. Ieri, oggi, sempre!
Basta sfogliare il Vangelo...  l’invito degli uomini dagli abiti sfolgoranti: “Ricordatevi come vi parlò, quando era ancora in Galilea…
Gesù ha abitato la vita quotidiana, la vita familiare, la vita ordinaria della cittadina di Nazareth… la vita del nostro ordinario. Gesù ha abitato i momenti di festa a Cana per le nozze, o le agapi fraterne, l’amicizia. Gesù ha abitato i luoghi di deserto e le piazze. Gesù ha abitato le discussioni o situazioni di tensione con i farisei, ha abitato la malattia avvicinandosi a lebbrosi, ciechi, storpi, lebbrosi, indemoniati, Gesù ha abitato le situazioni di peccato frequentando le case di chi è peccatore, pubblicano. E ultima… ha abitato la morte… luogo che nessuno dei vivi ha abitato.
Così Egli ci ha preceduto e continua a precederci… perché non potesse esistere più nessun luogo dove Lui sia assente, dove sentirci o essere abbandonati, separati da Lui, e perché in ogni luogo potessimo essere salvati, da ogni luogo riscattati… ultima la morte, che in Cristo non ha avuto la sua ultima parola…. poiché Cristo con la sua morte ha sconfitto la morte, poiché Egli è Risorto… e noi con Lui!

Allora alla fine della notte, al mattino presto faccio mie le parole di un grande uomo, don Primo Mazzolari:

“in Galilea e in Samaria: a Gerusalemme e a Roma: nel Cenacolo e sulla strada di Emmaus ... ovunque l'uomo pianterà le sue tende, farà la sua giornata di fatica e d'avventura, spezzerà il suo pane, costruirà le sue città, piangendo o cantando, sorridendo o imprecando. «Egli vi precede».
Questa è la consegna della Pasqua.
E se, alzandoci dalla tavola eucaristica, avremo l'animo disposto a tenergli dietro ove egli ci precede, «lo vedremo, come egli disse».

Questa è la nostra gioia… non è qui! È RISORTO e ci precede!



sabato 26 dicembre 2015

Da che pulpito viene la Predica



Notte di Natale 2015

Come 2000 anni fa, anche questa notte è risuonato l’annuncio degli angeli, annuncio della nascita del Salvatore il Cristo Signore… ma quale è il suo nome?
È curioso, l’evangelista Luca non ce lo riporta. Lui che ama i dettagli, ama precisare luoghi e persone non ci riporta il nome di Gesù.
All’inizio di questo Vangelo abbiamo ascoltato i nomi dei grandi della terra, Cesare Augusto, imperatore,  Quirinio, governatore della Siria, personaggi che si erano fatti un nome agli occhi di tutti gli abitanti del mondo.
Ci riporta anche i nomi di Giuseppe e di Maria, persone sicuramente più semplici e comunque aperte alla grazia del Signore. Ma non ci riporta il nome di Gesù… curioso, no?!
Ci dice chi è: un Salvatore, che è il Cristo Signore, ma non ci dice il nome… Perché questa dimenticanza?
Ci suona ancora più strano poiché questa sera celebriamo il ricordo di una nascita… e cosa di più normale se non chiamare con un nome il neonato…
Ed è forse qui la chiave di comprensione… chiamare con un nome è farlo nascere di nuovo, farlo nascere nella relazione.  Questa sera celebriamo una nascita avvenuta 2000 anni fa…. Ma Gesù non nasce più nella storia.
Lui è venuto una volta per sempre. E ritornerà nella gloria… lo attendiamo!
Ma chiamarlo per nome, è questione di tutti i secoli, di tutte le epoche, di tutti gli uomini. Chiamarlo per nome è farlo nascere di nuovo, chiamandolo alla vita nella vita di ciascuno di noi.
Il nome non serve alla persona che lo porta, il nome serve agli altri per entrare in relazione…
Chiamare per nome Gesù è riconoscerlo vivo, presente a se, è manifestare il desiderio di entrare in relazione… è farlo nascere negli orizzonti della propria vita.
Pensiamo al nome della persona amata… anche se questa non fosse presente, cosa suscita quando lo pronunciamo? Non è un qualcosa che ci lascia indifferenti, ma al semplice pronunciarlo la rendiamo presente nella nostra vita, nel nostro pensiero, nel nostro cuore… e il sentimento si accende, si cerca la relazione.
Forse allora Luca non menziona il nome di Gesù perché attende che siamo noi a pronunciarlo, oggi, dopo 2000 anni, per farlo nascere nuovamente, per renderlo presente nella nostra vita e dunque in questo nostro mondo. E in questo non possiamo delegare nessuno.
Ma l’omissione di Luca nel menzionare il nome di Gesù ci dice forse qualcos’altro.
Nel mondo biblico il nome indicava l’essenza di una persona, la sua caratteristica, la sua missione. La definiva, la circoscriveva per certi versi. E sembra quindi che non dicendo il nome del Verbo fatto carne, voglia dire che non è possibile definire Dio, circoscrivere in un qualcosa di ben determinato il Messia, il Dio che prende dimora in mezzo a noi. Dio è sempre oltre una immagine, una definizione. Nella nostra fragilità ci facciamo una immagine di Dio, perché abbiamo bisogno di dargli un volto. Immagini vere, certo ma comunque parziali. Dio è sempre al di la, è sempre oltre.  Se sfogliamo le pagine della Bibbia troviamo tanti attributi di Dio e forse la verità di questo Dio bambino è un po’ tutti questi attributi. Si legge che Dio è: creatore, liberatore, misericordioso… e si potrebbero elencare tanti attributi con i quali Egli si è voluto mostrare, manifestare, rivelare agli uomini di tutti i tempi. Questa sera la parola di Dio ci riporta quattro nomi, che forse potremmo ritenere.
Un bambino è nato per noi… il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Mi soffermo brevemente su questi quattro nomi…
Consigliere mirabile: il Dio che si fa uomo, che entra nella storia, questo Gesù diviene il consigliere mirabile; in parole ed in opere, con il suo esempio ci indica la via per un vivere felici, degli strumenti per poter discernere nelle nostre scelte… quanti episodi sono riportati nei vangeli nei quali la gente interroga Gesù su questioni di vita…
Dio potente: un Dio che è potente non alla maniera degli uomini, ma è potente perché è differente…. Dio potente con la potenza di un bambino che è disarmato e che disarma, che non ha nulla da perdere. Un Dio che è “potente” nell’amare…
Padre per sempre: che bella questa espressione! Un Dio che è sempre Padre, che sempre ci genera alla vita, che non ci abbandona, che si prende cura, un padre che sempre ci rialza e che ci da l’opportunità di ricominciare, un Dio che ha le sembianze del Padre Misericordioso della parabola.
Principe della pace: lui il sovrano di questa virtù tanto attesa e desiderata, soprattutto ai nostri giorni. Pace attorno a noi, pace in noi… una pace che Lui, e solo Lui può donarci, che può donare ad un cuore che la cerca, che è disponile a riceverla.
Davanti al presepe allora, davanti alla grotta di Betlemme, nel silenzio di questa notte e di tutte le notti della nostra vita invochiamo il nome di Gesù, per farlo rinascere nella nostra vita, per ridare vita alla relazione con Lui. Invochiamolo, interroghiamolo e guardiamo a lui in tutte quelle situazioni che necessitano un discernimento, che hanno bisogno di consiglio; invochiamolo quando abbiamo bisogno di crescere nel potere dell’amore, un potere che è disarmato e che disarma; invochiamolo quando abbiamo bisogno di un padre che ci genera nuovamente nella vita o quando a sua immagine siamo chiamati a esercitare una paternità, a generare alla vita quanti ci sono stati affidati; invochiamolo su noi e su quanti ci sono intorno, su questa umanità e su questo mondo che tanto ha bisogno di pace, della Sua Pace, della Pace che è Lui!

Allora veramente ogni giorno sarà Natale, ogni giorno sperimenteremo la gioia di un Padre misericordioso, della Sua presenza nella nostra vita, allora con stupore gioia e riconoscenza gusteremo la presenza dell’Emmanuele, il Dio con noi!

P. Emanuele -priore della comunità-

giovedì 17 dicembre 2015

Una Settimana con San Benedetto



"Tuttavia l'abate tenga presente che dovrà rendere conto a Dio di tutte le sue decisioni, sì che non gli capiti di lasciarsi bruciare l'anima dalla fiamma dell'invidia e della gelosia."
RB 65, 22