Omelia per la XX domenica del Tempo Ordinario A - 16 agosto 2026
L’orazione iniziale di questa Messa è molto bella e voglio soffermarmi su di essa prima di meditare sui testi biblici, perché ci introduce nella comprensione del mistero di Dio, o meglio dell’amore di Dio per ciascuno di noi: “Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano”. Come si preparano i doni di Natale per i piccoli, tenendoli nascosti perché la festa sia insieme una sorpresa e una gioia, così il Signore “per coloro che lo amano” dai tempi dei tempi ha preparato beni invisibili. Questo non vuol dire che chi non conosce Dio o anche chi lo rifiuta non riceva i doni paterni di Dio. Il Creatore ama tutte le sue creature, ci dà la vita e ci mantiene guardandoci tutti con amore ogni istante della nostra vita. Per questo quando il velo che impedisce ai nostri occhi di vederLo e di vedere come e quanto siamo amati sarà tolto, la sorpresa sarà tale che mai durante la vita su questa terra avremmo potuto immaginare e sognare qualcosa di così bello. Il racconto evangelico di oggi ce lo fa intuire. È vero che la donna cananea ha mostrato una fiducia sorprendente e una testardaggine in cui a noi può parere esagerata; anche Gesù l’ha sottolineato, ma nel suo cuore divino aveva preparato il dono e sotto l’apparenza del rifiuto ha fatto crescere il desiderio e la fiducia della donna e, nello stesso tempo ha preparato l’apertura all’amore, anche se lei non conosceva le Scritture e non attendeva il Messia Salvatore.
Quanti di noi si sarebbero offesi per la prima risposta di Gesù? È vero che per un ebreo i pagani erano assimilati ai cani e che Gesù ha usato una forma più addolcita con i cagnolini; ma quella donna piena di sofferenza ed anche di vitalità non si è lasciata smontare. Due stampelle l’hanno tenuta in piedi: la prima è l’amore per la figlia. Per lei, madre, il quotidiano tormento della figlia doveva essere una croce terribile e avrebbe dato la sua vita per ottenerne la guarigione. E l’altra stampella è l’umiltà, che non è un autoabbassamento morboso, ma la libertà con cui si affrontano gli spigoli dei rapporti umani. L’umorismo è spesso segno di umiltà, soprattutto quando è un umorismo su di sé. La Cananea ho vinto su Dio semplicemente perché amava ed era umile; da queste cose Dio non sa difendersi. In questo racconto che parla dei confini della terra santa, della terra dei pagani spesso nemici, e non del cuore di Gerusalemme, il Vangelo è tutto riassunto. Al centro c’è Gesù che, forse per sfuggire per qualche ora alla folla di galilei e giudei che lo inseguiva avendo visto i suoi miracoli e incantata dalla sua parola, si nasconde in una casa pagana. Dio è il Dio di tutti e non dimentica nessuno, anche se per secoli sembra essersi occupato di un solo popolo; la sua presenza, spesso non riconosciuta, portava in ogni caso la salvezza. È l’atto di fede che ogni cristiano, oggi presente anche nei territori più sperduti del mondo, ma anche, sempre oggi, nascosto in una massa che non sa più riconoscere il Salvatore, deve portare con sé. Dove c’è un cristiano c’è Cristo e dove c’è Cristo c’è lo Spirito anima della vita del mondo e con loro c’è il Padre, da cui tutto proviene. Il mondo, nonostante le apparenze, è divinizzato perché avvolto nella Trinità.
Quello che ci ha detto il profeta Isaia si è realizzato e continua a realizzarsi nel mistero di Dio, nascosto agli occhi degli uomini, ma operante per il bene dell’umanità: “I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”. Se non sappiamo stare saldi sulla roccia di questa promessa,
la vita ci sfugge come sabbia fra le dita e il vuoto ci colma di disperazione. Viviamo senza speranza. Ma le briciole sotto la tavola, abbondanti tanto da poter sfamare il mondo intero che riconosce la sua fame del Pane del cielo, continuano a tenerci in vita, capaci di attendere e chiedere il continuo miracolo dell’amore vivificante.
A noi, che oggi ci rattristiamo per quello che ci sembra una diminuzione di quantità e di qualità della fede nelle nostre terre, la lettera di San Paolo a i Romani apre una sempre nuova via di speranza. “Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia”. Paolo parla di una gelosia che stimola gli uni e gli altri, ma l’amore di Dio è per tutti. La simpatica donna cananea nella sua semplicità, col suo amore per la figlia e la sua umiltà ci apre le porte alla vera speranza per ciascuno di noi e per il futuro del popolo che Dio raccoglie intorno a sé col dono del Figlio e dello Spirito.
P. Cesare



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