Omelia per la XII domenica del tempo ordinario - 21 giugno 2026

Il testo di Geremia di questa domenica è molto bello, ma è anche inquietante. Geremia è stato un profeta che amava la sua città: Gerusalemme e vedeva arrivare il disastro perché l’esempio del Re aveva corrotto il popolo e i profeti avevano il compito di avvertire del pericolo e richiamare alla fedeltà al Dio di Israele, che certo avrebbe salvato il popolo, se questo fosse tornato alla fedeltà alla sua legge. Dio non ricorda il male commesso contro di Lui se si ritorna a Lui con cuore pentito. Ma nessuno ascoltava Geremia. Vediamo il fenomeno della fragilità dell’amicizia umana a cui difficilmente si può dar fiducia. “Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui”; basta una Parola di verità per far voltare gabbana all’apparente amico più fedele. Ma c’è un’amicizia sicura: “ Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso”. Per questo in tutto il Vangelo riconosciamo la presenza di Gesù nella notte e nell’oscurità dalle parole : “Non abbiate paura”. Nel Vangelo annunciato in questa domenica Gesù ritorna sul tema della fiducia in Lui: Con la sua morte in croce non garantisce un benessere e un successo terreno, ma libera dalla paura: non bisogna temere neanche chi “uccide il corpo”, perché chi accetta di essere perseguitato per il suo Nome sarà riconosciuto da Lui davanti a suo Padre. Posando il suo braccio sulla spalla del suo amico, come una bella icona lo presenta, Gesù lo presenterà al Padre che lo accoglierà come figlio nella sua Gloria. Gesù è il vero amico che non tradisce e non rinnega la sua promessa e neanche la sua fedeltà. Il discorso che Gesù ci fa oggi non è un discorso falsamente consolatorio con promesse fallaci: è un discorso serio che prepara i discepoli alla difficoltà di una vita al suo seguito; ma apre un orizzonte oltre il dramma di queste difficoltà che è speranza, cioè una certezza della riuscita che nasce dalla fatica e dallo sforzo coraggioso, e spesso eroico, del vivere coerentemente del Vangelo, che rimane una “Buona Notizia”. Il salmo responsoriale ha detto col Profeta al Signore: “Per te io sopporto l’insulto”. La cosa importante non è la sopportazione dell’insulto, ma il “per te”. Solo l’amore per l’amico, quello che ci ha manifestato Gesù con la sua vita e le sue parole, giudica e da valore ai fatti. Per te, non per la mia gloria, ma perché il bene che mi vuoi e quello che ti voglio mi spingono a preferire l’amico e l’amico di Gesù siamo noi e il nostro amico è Lui. Dio non ci abbandona nella prova neanche quando sembra tacere, silenzioso e come assente. Ci lascia combattere e ci dà la forza di vincere. “Non abbiate paura”. Il dramma dei concittadini di Geremia non era la paura del nemico - si sarebbero rivolti al Dio che ha sempre liberato il popolo dalla schiavitù dalla sconfitta – ma il vivere spensieratamente e incoscientemente senza ascoltare il Profeta che in nome di Dio richiamava alla fedeltà. E questo è praticamente lo stesso discorso di Gesù, che avverte che il tempo della prova vaglierà i suoi discepoli e darà loro di presentarsi al Padre con cuore sereno e fiducioso. “Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto”, dice Gesù; allora a che serve avere un doppio linguaggio, dire e non dire o seguire una stampa infeudata senza essere capaci di leggere e giudicare con una luce che non è per forza legata alla politica, vincente o avversaria? Non dobbiamo essere sicuri che abbiamo per forza ragione: solo Dio svelerà la Verità, ma dobbiamo essere onesti, veri con noi stessi e senza calcoli, umili e sapendo fare i conti con le nostre incertezze e paure. San Paolo ci ha messo di fronte al nostro peccato. Per noi rimane sempre un interrogativo inquietante: la nostra relazione al peccato dell’umanità, espresso dal peccato di Adamo, ma quello che importa è che la Grazia di Dio è più grande: “la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti”. Il Figlio di Dio ha vinto tutto il male del mondo, perché ha amato dando la sua vita per i suoi amici. Il Male non ama e per questo è impotente. Per questo all’inizio di questa Messa la Chiesa ci ha fatto pregare così: “Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell'amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore”.
p. Cesare


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