Omelia per la solennità dell'Epifania (6 gennaio 2026)
Viviamo giorni molto freddi, ma di grande luminosità e di notte si riesce a vedere il cielo con la sua immensa ricchezza di astri, stelle, figure e disegni che hanno sempre stuzzicato la fantasia degli astrofili come di tutti gli uomini capaci di lasciarsi toccare dalla meraviglia della natura. C’è stata per tre giorni la luna detta del lupo, perché facendo freddo i lupi si avvicinano ai villaggi e il loro ululato si sente più vicino. Si parla anche del bacio fra la Luna e Giove, cosa più rara, e di molti altri fenomeni legati alla luna piena. I Magi non sono stati attratti dalla luna, ma da una misteriosa stella, che deve essersi imposta in un modo più forte, visto che ne hanno tratto quasi la vocazione di partire alla ricerca di “Colui che è nato, il re dei Giudei”. Gli uomini, che hanno bisogno di cose straordinario hanno parlato di “cometa”, ma Dio usa cose molto più piccole. Hanno visto spuntare la sua stella e sono venuti ad adorarlo. Colpisce questa disponibilità di alcuni saggi pagani, che mostrano una grande sete di salvezza, di conoscenza della verità e della vita. Sono venuti dall’Oriente, da una Terra nota per la saggezza, e hanno chiesto alla gente semplice di Gerusalemme di essere informati. Solo chi sa chiedere trova l’oggetto del suo desiderio, solo chi sa bussare a una porta la vedrà aprirsi. Non è questione di povertà economica o di una cultura fatta sui libri: è il semplice fatto di chiedere, di non voler essere solo, autosufficiente, “faccio tutto da me”. Il Re Erode, e con lui tutta la popolazione sono rimasti stupiti: come possono dei sapienti farsi mendicanti di una parola in una povera città di provincia? Eppure il profeta l’aveva detto: “Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”. Il mondo vive nelle tenebre e una massa di interrogativi ci perseguita, ma il Signore ci indica dove dobbiamo cercare: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”. Non sappiamo cercare fra le cose piccole, silenziose, senza appariscenza: abbiamo bisogno di essere rassicurati da ciò che ci colpisce. Ma tutta la storia del “Dio con noi” è una storia sussurrata, una voce che tocca il cuore, non fatta di grandi proclami, di minacce, di chi grida più forte e sventola una potenza di morte, mentre l’uomo ha sete di vita. I Magi sono avanzati silenziosamente continuando a cercare ed è la fedeltà di Dio che li ha condotti, non l’assordante rumore della città e delle discussione umane. Hanno trovato e si sono rallegrati: senza parole hanno presentato i loro doni, doni che dicevano la loro fede, la loro speranza e la loro carità, doni che li hanno introdotti indelebilmente nella storia della Salvezza, loro pagani, lontani, ma con un cuore che ha commosso Dio, che li ha presi per mano e condotti a toccare la Gioia del mondo. Poi con la stessa semplicità li ha ricondotti nel loro mondo. Possiamo pensare a loro come dei semi gettati in terra e che hanno prodotto un frutto che solo il Signore, che legge nei cuori, conosce. Non conosciamo l’evangelizzazione dei Magi, forse la loro preghiera è bastata: avevano acquistato una intimità col Bambino, con Maria, con Giuseppe. Una cosa meravigliosa, se ci pensiamo. Molti scrittori hanno anche scritto dei romanzi su di loro; ma come sempre le cose di Dio rimangono segrete e la loro bellezza forse la conosceremo un giorno. A noi basta la parola Epifania: la Luce si è rivela al mondo e un raggio è arrivato fino a ciascuno di noi. La conclusione del Vangelo letto oggi ci ripiomba nelle tenebre, ma come i Magi la Luce la portiamo nel cuore: “Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.” Si annuncia l’orrenda strage degli Innocenti che non è mai terminata: una gioia segreta e un sangue versato ben visibile. Le mani dell’uomo sono sporche,, ma il Signore, che laverà i piedi degli uomini, ne lava anche le mani con infinita misericordia. Allora San Paolo può comunicarci la sua meraviglia: "Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo!” La Bontà del Signore non suona trombe e non fa rimbombare cannoni, ma fa sì che siamo tutti incorporati a Lui. Per questo ha preso la nostra povera carne straziata, quella dei bambini, quella delle vittime delle guerre, dei femminicidi, dell’odio, dell’avidità, e l’ha unita alla sua carne presa per amore, un amore infinito, che non si può né misurare né capire. Possiamo solo abbandonarci ad esso carichi di tutto il sangue che scorre nel mondo. E lo lasciamo portare in terre lontane dai Magi che irrigano la terra, le terre abbandonate e desolate, col vero Sangue che dona la vita. Il Sangue dell’Alleanza.
P. Cesare


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