Omelia per la Solennità dei Santi Fondatori dell'Ordine di Citeaux: Roberto, Alberico e Stefano (26 gennaio 2026)

 




Convocati i suoi monaci in capitolo, San Roberto espose loro in poche parole la questione. Avevano fatto voto di essere fedeli alla Regola di San Benedetto, ma di fatto, stavano osservando quella Regola? C’erano molte cose che loro facevano e che non vi erano prescritte mentre molte delle sue prescrizioni erano trascurate o ignorate. La principale di queste era il lavoro manuale, perché non appena non c’era stato più alcun reale bisogno di un lavoro che tenesse insieme corpo e anima, i monaci erano ricaduti in occupazioni scolastiche e anche di più di queste sotto gli affari burocratici necessari per amministrare le nuove dipendenze e tenute acquisite…

 

Questo è uno stralcio di un articolo di Thomas Merton sulla vita e l’esperienza dei Fondatori che mi colpiva per un dettaglio, forse trovandomi a dare un peso eccessivo a ciò che neppure Merton voleva dire.

Solitamente nell’esperienza dei Fondatori e nello spirito di Citeaux che ne deriva, mi sono sempre soffermato a contemplare lo spirito di comunione che ha caratterizzato il desiderio delle origini. Una comunione che fa sì che un gruppo di persone partecipi alla fondazione. Uno spirito di comunione che sente la necessità di custodire l’intuizione originaria e il legame tra i diversi monasteri che nascono da Citeaux. Il monastero come scuola di carità e di comunione per testimoniare e rendere gloria a Colui che ci ha amato e, come abbiamo ascoltato, ci invita a rimanere in questo Suo amore.

Ma la citazione di Merton mi ha portato a considerare un elemento importante e che non avevo mai considerato prima. I Fondatori hanno sentito il bisogno di “recuperare” un certo tipo di lavoro che tenesse insieme corpo e anima. Lungi dal voler fare l’esaltazione del lavoro manuale o dal perorare la causa di un certo attivismo che può attraversare anche le giornate del monaco, mi colpiva questa sottolineatura: tenere insieme corpo e anima. Tutto di noi partecipa alla vita spirituale e in tutta la nostra vita siamo chiamati a glorificare Dio.

La testimonianza di vita e di fede dei Fondatori, non si radica in una spiritualità disincarnata, in esperienze mistiche che rischiano di negare una parte della dimensione dell’uomo (ciò che è corporale… con tutto il mondo di sentimenti, emozioni, pulsioni), a favore di una dimensione spirituale, che si allontana e disprezza questo mondo. I nostri Padri cercarono di trovare unità, comunione non solo nelle relazioni. Forse celebrare i Fondatori ed essere fedeli alla loro intuizione originaria è quella di camminare verso una unificazione personale in cui nulla vada perduto, perché in tutto ciò che siamo, così come siamo stati creati da Dio, possiamo glorificare il Signore e amare i fratelli.

Per intercessione dei nostri Fondatori, il Signore ci mostri la via di questo cammino perché possiamo veramente lodare Dio attraverso tutta la nostra vita, senza escludere nulla.

fr. Emanuele


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