Omelia per il giubileo di professione religiosa di p. Cesare, fr. Jean e fr. Gilles - 25 luglio 2026

 





Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare. Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua in canti di gioia.

Abbiamo pregato con il canto dei pellegrini che tornavano dalla terra dell’esilio ed è bello poter oggi dire grazie con parole che richiamano il cammino. Dire grazie per i passi di fr. Cesare, fr. Jean e fr. Gilles – che proprio oggi ricordano i 50 anni di professione – e dire grazie soprattutto per la fedeltà del Signore nella loro vita. 50 anni di cammino che il Signore ha accompagnato verso la Gerusalemme Celeste.

Una Gerusalemme – cari fr. Cesare, fr. Jean e fr. Gilles - che avevate intravisto tra le montagne della Savoia, in quel desiderio di Assoluto che si incontrava con la grazia della vita fraterna. Avevate trovato nella via della vita monastica l’incarnazione di quel unico comandamento dell'amore - amare Dio e i fratelli – che vi aveva affascinato. È stata proprio questa la forma del vostro pellegrinaggio in questi cinquant'anni! Uniti nel cammino iniziale, vi siete poi inoltrati per sentieri differenti — Lérins, Sénanque, Pra 'd Mill — con lo sguardo rivolto verso l'unica meta, quella Gerusalemme Celeste dove siede in trono l'Agnello immolato per la nostra salvezza, Colui che è l'oggetto del nostro amore, o meglio Colui che ci ama e ci ha salvati.

Mi sembra che la vostra testimonianza di vita sia il commento migliore alla Parola che abbiamo ascoltato: «Allora si diceva tra i popoli, il Signore ha fatto grandi cose per loro». Vedere nelle vostre vite il compimento fedele delle promesse del Signore, un compimento che attende ancora la sua pienezza, ma che già ora, dopo cinquant'anni, si può contemplare nella sua bellezza! Questo, sì, apre la nostra bocca al sorriso e scioglie la nostra lingua in canti di gioia. «Il Signore è fedele alle Sue promesse»: era il ritornello che fr. Cesare ripeteva lo scorso 3 maggio a Lérins.

Forse avevate immaginato una via monastica diversa, come Giacomo e Giovanni l'avevano immaginata rispetto alla forma del discepolato di Gesù. E come a loro fu mostrata una via apparentemente meno appetibile, ma l'unica che conduce alla comunione con Dio, così è stato per voi. Forse avreste voluto rimanere tra le montagne della Savoia. Invece la provvidenza vi ha condotto per sentieri apparentemente lontani, forse anche dalla vostra stessa sensibilità, ma non meno fecondi. Vi siete fidati del Signore ed avete toccato con mano che, in ogni sentiero intrapreso “sulla Sua Parola”, il Signore è sempre guida, compagno di cammino e meta.

«Potete bere il calice che io sto per bere?», chiede Gesù — ossia: «desiderate stare con me e condividere la mia stessa vita?» Questa è l'unica vera domanda che il Signore ci rivolge, e la sola a cui dobbiamo rispondere. Il resto lo compie Lui.

Credo che dopo cinquant'anni di vita monastica possiate testimoniare proprio questo: il Signore è fedele, e compie le sue promesse attraverso continue pasque di morte e risurrezione, che chiedono e generano un progressivo abbandono alla Sua volontà, fino al totale abbandono nell'abbraccio con il Signore che la morte su questa terra sigillerà.

 Il nostro sguardo è rivolto a Lui, ma lo sguardo dei vostri fratelli e di chi oggi è qui è rivolto a voi: abbiamo tutti bisogno della vostra testimonianza, di voi che siete più avanti nel cammino. Abbiamo bisogno di essere confermati dalle vostre parole e dalla vostra vita che, sì, il Signore è vicino, e conduce i nostri passi verso quella Gerusalemme attesa e amata — anche se a volte sembrano passi più irrorati di lacrime che accompagnati dai sorrisi. Ma sono passi che conducono alla meta, e la gioia della meta è indicibilmente più grande della fatica del cammino.

Ora, anche se le forze cominciano forse a declinare, continuiamo ad attendere da voi questa testimonianza e, ringraziando con voi il Signore, vi chiediamo di continuare a intonare per noi e con noi il canto dei pellegrini, per essere confermati nel cammino della vita e poter cantare in verità: grandi cose ha fatto il Signore per noi!

fr. Emanuele 

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