Omelia per la solennità di San Benedetto - 11 luglio 2026
Festeggiando
colui verso il quale i nostri sguardi si orientano per imparare a seguire il
Signore sulla via della vita monastica – San Benedetto –, diciamo non solo
grazie per i doni che sono giunti a noi attraverso la testimonianza di questa
vita conformata al Cristo. Ma continuiamo a celebrare la nostra speranza che
anche le nostre vite, insieme a quella di San Benedetto, giungano a quel porto
tanto desiderato del cuore di Cristo, dove finalmente possiamo trovare riposo.
Ce lo ricorda la Regola stessa, alla fine, nel capitolo sul buon zelo: tutti
insieme.
Ed
è proprio nella Regola di Benedetto che ritrovo la stessa dinamica che il libro
dei Proverbi, che abbiamo appena ascoltato, ci offre. E precisamente nel
prologo.
Nella
prima lettura è descritto infatti con insistenza un invito e una disposizione
indicati attraverso tutta una serie di verbi preceduti da un "se" o
declinati al gerundio:
se accoglierai, custodirai, invocherai, rivolgerai,
ricercherai, scaverai, inclinando il cuore e tendendo l'orecchio…
tutti
verbi che invitano non tanto a diventare custodi di un'idea o di un'esperienza
vissuta nel passato alla quale si ritorna con nostalgia, ma a diventare dimora
di una vita nuova che si presenta nella veste di un seme che è chiamato a
germogliare. C'è una Parola che deve essere seminata, c'è una Vita che è
attesa, c'è un Tesoro che deve essere scavato, coltivato, desiderato… c'è
qualcosa che è ancora da venire, ma che è promesso. Non lo possediamo, ma non
giunge a noi senza che ci scrolliamo di dosso quel torpore che ci fa restare
immobili.
Certo,
non ci è data alcuna garanzia, non c'è sicurezza se non nella promessa che il
Signore stesso ci fa: dona quella sapienza che attendiamo, c'è scienza e
prudenza che ESCONO dalla sua bocca, c'è un "successo" che è
RISERVATO, c'è una "custodia" che Egli esercita VEGLIANDO E
PROTEGGENDO.
O
per dirla con le parole del Vangelo, c'è un centuplo promesso, in fratelli,
case, padri, figli o campi (interessante la sottolineatura del centuplo nelle
relazioni… come per dire che questa è la via della salvezza) per chi osa andare
oltre il confine del proprio orizzonte, dei propri calcoli, e anche delle
proprie forze immaginate.
Come
non vedere tutto questo commentato nelle parole del prologo della Regola di San
Benedetto quando si afferma:
destiamoci dunque una buona volta, come ci sollecita la
Scrittura: è ormai l'ora di levarsi dal sonno. Aperti gli occhi alla luce
irradiata da Dio, con orecchi tesi per lo stupore ascoltiamo che cosa ogni
giorno grida a noi la voce di Dio ammonendoci: oggi se udrete la sua voce, non
indurite il vostro cuore…
con
l'invito a:
non lasciarsi prendere dallo sgomento e non fuggire
lontano dalla via della salvezza, la quale all'inizio non può che essere
stretta. Ma con l'avanzare nella vita monastica e nella fede si dilata il cuore
e con indicibile dolcezza dell'amore si corre sulla via dei comandamenti di
Dio.
Chiediamo
a San Benedetto che sostenga i nostri passi sulla via della vita, affinché non
ci spaventiamo delle fatiche che lungo il cammino si incontrano, e possiamo
godere tutti insieme della felicità promessa.
fr. Emanuele



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