Omelia del giorno di Pasqua - 5 aprile 2026
Cristo è risorto!
È
bello l’annuncio che ci scambiamo come augurio di Pasqua! Ma quale luce può
portare a noi oggi questa verità? Quale speranza ci consegna?
Ci
troviamo in una situazione di grande instabilità a vari livelli e ci sembra che
vivere nella gioia porti con sé il rischio della rimozione di tanta sofferenza
che abita questo mondo. Eppure crediamo che la Pasqua di Cristo sia capace di
trasformare vite, perché è la salvezza di Dio raggiunge il cuore dell’umanità.
E dobbiamo riconoscere che nelle nostre personali esistenze abbiamo già
sperimentato la potenza del mistero che oggi celebriamo.
L’evangelista
Giovanni ci riporta dei dettagli che mi colpivano.
Dapprima
una pietra tolta dall’ingresso del sepolcro, osservata da Maria Maddalena
all’alba.
Poi
dei teli, delle bende… abbandonate lì, posate per terra. Ed infine l’ultimo dettaglio
che appare, entrando nella tomba, il sudario messo a parte.
Perché
questi dettagli? Giovanni li riporta e forse questi ci possono aiutare a
comprendere cosa dice alle nostre vite la risurrezione di Cristo, facendoci
comprendere quanto forse abbiamo già sperimentato e cosa possiamo fare anche
noi per vivere da risorti.
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LA PIETRA
Innanzitutto
la pietra tolta dalla bocca del sepolcro.
La
pietra sigillava la morte, la definitiva condanna. Eppure di condanna non
abbiamo presente solo la morte. C’è una condanna che trova nel giudizio la sua
espressione ed è forse quella più corrente e più abituale. Torna in mente la
scena che l’evangelista Giovanni descrive al capitolo 8: la donna sorpresa in
adulterio. Gli scribi e i farisei si presentano con le pietre in mano, anche
loro vittime, ma di un sistema che identificava le persone con i loro errori,
che sigillava le esistenze sotto il peso del giudizio, non solo con le parole,
ma anche con gli sguardi dati nel profondo del cuore.
La
pietra tolta dal sepolcro viene ad annunciarci che Gesù ha fatto rotolare via
il giudizio che ci schiaccia, e amandoci, ci ridona la dignità profonda delle
nostre esistenze. Noi siamo ben più dei nostri atti e delle nostre scelte… noi
siamo semplicemente coloro che sono profondamente amati dal Signore. E di
questa “risurrezione” ne siamo già testimoni! Non c’è niente o nessuno che può
sigillarci sotto una definitiva condanna o sotto un definitivo giudizio.
L’unica parola definitiva è quella che siamo profondamente amati, a tal punto
che Cristo non ha sdegnato di consegnare la propria vita per noi.
Ma
questa pietra rotolata via è anche un programma di vita. Ci è possibile vivere
da risorti con Cristo, quando liberati dalle paure che ci abitano – ogni
giudizio in fondo nasce da una paura –, osiamo il coraggio del lasciar cadere
le pietre che teniamo nelle mani, che accumuliamo nel nostro cuore e che ci
servono per lanciarle contro tutto e contro tutti, credendo di essere
minacciati dalla vita. Vivere con più fiducia nella vita e negli altri è vivere
da risorti!
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LE BENDE
Poi
delle bende per terra…
Queste
che erano servite per avvolgere il corpo del defunto e ci ricordano un’altra
scena: la risurrezione di Lazzaro. Uscito dal sepolcro Gesù aveva detto ai
presenti: “liberatelo e lasciatelo andare” (Gv 11,44). Quelle bende allora ci
parlano di tutto ciò che ci vincola, che ci lega, che ci rende schiavi. Da
tutto questo il Signore ci libera, e abbiamo sperimentato la potenza della
risurrezione quando, per esempio, siamo stati liberati dai lacci interiori come
l’incapacità di perdonare, il dipendere da approvazioni esterne, quando siamo
stati salvati dai lacci di relazioni non sane… insomma liberati da tutto ciò
che ci privava della vita e che non avevamo la forza né il coraggio di
disfarcene. Liberati non per volontà ma per grazia.
Questa è la vittoria della risurrezione! Al tempo
stesso queste bende sono invito: a vivere da risorti facendo sì che i nostri
gesti, parole, scelte non leghino, non trattengano gli altri vincolandoli ai
nostri bisogni, ma siano liberanti e rispettose del cammino di ognuno.
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IL SUDARIO
Infine
il sudario piegato a parte.
Il
sudario era il telo che copriva il volto del defunto e Pietro e Giovanni lo
trovano non buttato a terra con le bende, ma piegato con cura, in un luogo a
parte. Questo telo copriva il volto, l’elemento più rappresentativo di una
persona. È il volto che ci parla dell’unicità di una vita, sul volto si legge
la storia di una persona, è nel volto che si incontrano degli occhi. Quel volto
di Gesù che la tradizione vuole impresso in quel tessuto. Ma ancor prima di un
atto di devozione verso il maestro amato, forse quel sudario è ciò che
manifesta il modo in cui il Signore si è rivelato a noi. Con un asciugamano
Egli ci ha lavato i piedi, ha asciugato le gocce di sudore o le lacrime che
rigavano il nostro volto. Il sudario in fondo ci ricorda il modo con cui Gesù
ha amato, si è preso cura e continua a prendersi cura delle nostre esistenze.
Celebrare Pasqua forse potrebbe voler dire riconoscere questi momenti, forse
piccoli e discreti ma autentici, e vivere nell’azione di grazie e nello stupore
di un Dio che ci fa risorgere con Lui.
Ma
il sudario ci mostra anche una via: viviamo da risorti se teniamo presente quel
telo come parametro, prendendoci cura dei fratelli e delle sorelle, così come
Cristo ha fatto per noi. Ce lo ricorda l’evangelista Matteo quando ci riporta
le parole di Gesù: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi
miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
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Entrare
nel mistero della risurrezione è dunque fare memoria di ogni esperienza di
salvezza vissuta: la pietra che non ci ha condannato, il laccio che si è
spezzato, la cura ricevuta sul nostro volto, nella nostra vita. Non una
esperienza astratta o lontana, ma qualcosa di molto concreto che amalgamato segretamente
nella nostra vita diviene fermento che lievita tutta la pasta, luce che
illumina tutta la casa. Ciò che è già accaduto è primizia e promessa della
nostra risurrezione finale, della nostra vita completamente unita a quella di
Cristo.
In
questo modo, salvati da Dio e imparando a vivere da risorti, irradieremo
attorno a noi quella salvezza che abbiamo a nostra volta ricevuto, consapevoli
che ogni cuore trasformato dalla Pasqua diventa un piccolo epicentro di
risurrezione nel tessuto del mondo.



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