Omelia per la solennità di Maria Madre di Dio - 1 gennaio 2026
La liturgia ci fa da maestra, e mentre celebriamo il mistero
del Natale nell’ottavo giorno - come fosse un solo unico giorno – con le parole
del libro dei Numeri chiediamo al Signore che benedica la nostra vita,
all’inizio di un nuovo anno.
Benedire è proprio dell’agire di Dio. Da Lui escono solo
parole di benedizione, e tutto il creato sussiste perché il Signore benedice.
Sono belle le parole di benedizione che ci vengono consegnate
dalla prima lettura, parole che dicono il nostro desiderio che quanto invocato
si compia, ma al tempo stesso ci educano e ci esortano a riconoscere, nella
fede, che questo già accade, perché questo è proprio il modo di agire di Dio.
Il Signore ti benedica, ti custodisca: parole che dicono cura. Il Signore si interessa e si prende cura di te ogni giorno e in ogni momento.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto: mostrare il volto esprime il suo essere solidale e il non nascondersi nelle vicende che attraversiamo, ma si fa alleato, si fa compagno di cammino, consigliere… il Suo Volto è ben presente a noi.
Il Signore ti conceda pace: una pace che trova il suo fondamento nel fatto che non si è più soli. Lui c’è.
Ed è bella anche la conclusione che dice: così porranno il mio nome sugli israeliti e io li benedirò. Che il nome di Dio sia posto su di noi, sulle nostre vite… è forse una espressione difficile da comprendere, ma significa che ciò che quel nome significa, è portata a compimento.
Il nome di Dio invocato su di noi è come una mano
benedicente appoggiata sulle nostre teste, come un mantello che ci protegge, come
un abbraccio che ci avvolge. E quale sia questo nome l’evangelista Luca ce lo
suggerisce: gli fu messo nome Gesù… che
significa il Signore salva. Nell’ottava del Natale, all’inizio di un nuovo anno,
la liturgia ci educa a chiedere che le nostre vite siano benedette, che le
nostre vite siano salvate. Tutto di noi chiede salvezza, tutto di noi chiede
che abbia un posto nel cuore di Dio.
E il mistero del Natale, della Carità di Dio che si manifesta
in mezzo a noi, ci dice proprio questo.
Rispetto a questo sono due i dettagli che oggi attirano la mia attenzione nel Vangelo e li condivido in semplicità.
Il primo dettaglio sono i passi dei pastori che sono
invitati dall’angelo ad andare nella grotta per contemplare la presenza di Dio
tra gli uomini. I primi destinatari di questo annuncio sono delle persone
semplici, povere, immediate… come immediato è il modo di parlare di Dio. Forse
siamo troppo complicati e nelle nostre elucubrazioni mentali non siamo in grado
di cogliere il Dio che con linguaggio semplice si fa presente nelle nostre
vite.
E questi pastori trovano la manifestazione di Dio in un
luogo per loro molto ordinario: una mangiatoia. Chissà quante volte al giorno
varcavano le porte di una grotta per riempire di fieno le greppie per i loro
animali. Quante volte il loro sguardo e la loro attenzione si sia rivolto in
quel luogo perché i loro giumenti avessero il cibo a sufficienza. Quante volte
forse questi pastori avevano avuto anche difficoltà per riempire queste
mangiatoie di qualcosa che nutrisse le bestie dalle quali loro traevano il loro
nutrimento, il loro sostentamento. Ed è proprio lì, in quel luogo a loro ordinario,
che il Signore della Storia si manifesta.
Ci farebbe effetto se trovassimo scritto nel vangelo che il
Signore si fa trovare per noi sulla scrivania del nostro ufficio, nel lavello
delle nostre cucine, o in tutti quei luoghi familiari che quotidianamente e
forse noiosamente frequentiamo. Però forse è proprio questo la grandezza
dell’annuncio del Natale. Il Signore si fa trovare lì dove spendiamo i nostri
giorni, le nostre vite…
Un secondo dettaglio è quello dell’atteggiamento raccolto di
Maria. Maria da parte sua, serbava tutte
queste cose meditandole nel suo cuore, ci dice Luca. Una espressione che ci
rimanda l’immagine di Maria intenta a meditare, in un atteggiamento raccolto.
Ma forse proprio di questo ultimo termine dobbiamo
conservare tutte le sfumature di significato. Il raccoglimento di Maria non è
solo l’atteggiamento meditativo e silenzioso di fronte a ciò che accade. Ma
l’atteggiamento di Maria è quello di raccogliere e mettere insieme tutti i
pezzi della sua esistenza, convinta che tutto, proprio tutto è abitato dalla
presenza di Colui che ci salva. Maria non esclude nulla, raccoglie e mette
insieme tutti i pezzi… perché in ogni cosa si può trovare l’amorevole cura di
Dio nei nostri confronti. Con Maria, non siamo dunque invitati a fare la
cernita, ma raccogliere tutto ponendolo sotto una prospettiva diversa,
chiedendoci come Dio accompagna la storia attraverso ciò che viviamo.
All’inizio di un nuovo anno, la Parola allora ci consegna due criteri con i quali possiamo provare a leggere i giorni del 2026: la convinzione che Dio abita il nostro ordinario, e l’esercizio di raccogliere, fare unità di tutto ciò che accade. Il Signore ci conceda uno sguardo nuovo perché possiamo sperimentare la salvezza che ha preparato per noi sin dall’origine dei tempi.



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